Giuseppe Bottazzo (Diso,1821 - Lecce,1890) - Il culto universale dei Santi Medici - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO
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Giuseppe Bottazzo (Diso,1821 - Lecce,1890)

iuseppe Antonio Maria Buttazzo nacque a Diso il 18 marzo 1821 da Raffaele e Giuseppina Stefanachi o Stefanardo [237]. Seguendo le orme del padre, anch’esso pittore, il giovane  artista apprese le prime nozioni di disegno dallo zio materno Francesco Saverio Russo e da Emilio Stasi, quest’ultimo insigne pittore e studioso di paleontologia. Nel 1838 si trasferì a Napoli, dove restò per oltre dieci anni, frequentando l’Accademia di Belle Arti sotto la guida dei maestri Uliva, Maldarelli e soprattutto Camillo Guerra, il quale indirizzò il salentino verso la difficile arte degli affreschi murali. Negli anni della permanenza napoletana Buttazzo partecipò alla realizzazione degli affreschi nella chiesa dei Padri Gerolamini ed eseguì una delle sue più importanti opere: La Giustizia. Nel 1848 partecipò all’Esposizione di Belle Arti di Napoli ottenendo una medaglia d’argento. Nel 1849 Buttazzo ritornò a Diso, aprì una Scuola di Disegno e contemporaneamente mise a frutto l’esperienza maturata a Napoli nell’arte dell’affresco. E' di questo periodo, secondo voci apprese in loco, che si cimentò ad eseguire un affresco dei santi Cosma e Damiano nella cripta della Madonna della Grotta ad Ortelle, successivamente rimosso. In questo periodo ricevette alcune commissioni per affrescare numerosi calvari. La sua Scuola di Disegno, nel frattempo, fu frequentata da molti allievi, perlopiù del luogo, che divennero, poi, discreti pittori: Giuseppe Mangionello, Nino Palma, Vincenzo Valente, Roberto Palamà, Alessandro Bortone, Emilio Iannuzzi ed altri. Le opere di Giuseppe Buttazzo si ammirano ancora oggi in moltissime chiese del Capo di Leuca (a Gagliano, Salignano, Alessano, Montesardo, Morciano, Barbarano e Specchia Preti), a Spongano, ad Otranto e nel convento dei Padri Passionisti di Manduria, per i quali realizzò il San Paolo della Croce. Per Diso, suo paese natale, eseguì la tela raffigurante la Madonna del Rosario per la chiesa dell’Immacolata e i ritratti di Liborio Romano e dell’archeologo Michele Arditi.

Buttazzo dedicò il suo tempo anche all’impegno sociale; egli, infatti, è annoverato come sindaco di Diso dal 1859 al 1861 e rivestì la carica di Priore della Confraternita dell’Immacolata. La famiglia del Buttazzo fu allietata anche dalla nascita di Giovannina Beatrix e di Maria Aurora Anna e dalla nascita del figlio Filippo Giacomo (1867-1942). Quest’ultimo, in seguito, divenne uno dei più importanti biologi del mondo e il più illustre figlio di Diso. Giuseppe Buttazzo lasciò la vita terrena il 12 novembre 1890 a Lecce e le spoglie mortali riposano nella tomba di famiglia nel piccolo cimitero di Diso.

Presso la Villa Bottazzi, sulla provinciale per Ortelle, si trova la chiesetta dedicata a Santa Maria ad Nives, ancora oggi di proprietà della stessa famiglia Bottazzi. In questa chiesetta, qualche anno dopo la morte dell’artista, accadde un fatto certamente imprevedibile, documentato il 16 luglio 1931, in occasione dell’inizio dei processi informativi sulle virtù eroiche di Giuseppe Moscati, che si tenne presso la curia di Napoli. Filippo Bottazzi fu testimone di un evento prodigioso legato proprio alla presenza del Santo nella sua dimora. Bottazzi attestò in quella circostanza, che, venuto a conoscenza del viaggio di Moscati a Lecce, lo invitò a fermarsi nella sua villa di Diso. Il Santo accettò l’invito dell’amico e vi rimase due giorni. Il medico salentino, conoscendo le abitudini dell’amico, durante la prima mattina della sua permanenza, fece celebrare dal parroco la Messa nella cappellina annessa alla sua casa, però si dimenticò di avvertirlo di tornare il giorno seguente. «Ma egli rimediò in modo assai semplice. La mattina seguente, all’insaputa di tutti si levò di buon’ora e andò da solo a Diso, ad ascoltare la prima Messa che un Sacerdote celebra per i contadini che si recano in campagna. Tutti ne rimanemmo stupiti […]» (F. Bottazzi).

Interessante appare il rapporto di amicizia e di stima che Filippo Bottazzi tenne con Giuseppe Moscati; egli, infatti, conobbe il futuro santo nel 1905, e nel 1923 lo condusse con lui ad un Congresso che tenne ad Edimburgo. Filippo Bottazzi ha, poi, scritto di lui: «Profondamente religioso, sincero credente e assiduo praticante, non fece mai ostentazione dei propri sentimenti, ma non tralasciò mai di curare, insieme ai corpi, anche e innanzi tutto le anime, e di avviarle verso quella luce che per singolare grazia divina a lui sfolgorava, da abissi per noi impenetrabili […]». Filippo Giacomo Buttazzo cambiò il cognome paterno in Bottazzi con Decreto Reale del 31 dicembre 1928 (Registro nascite n° 1, P. II, 1929, Archivio Comunale di Diso).
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